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Valentino Candiani
Artista, o più semplicemente un campeggiatore tecnominimal

La sua ultima mostra, “Skariphaomai”, è un insieme di opere monocromatiche basate su grafemi. Caratteri tipografici che diventano parole, e parole che diventano opere d'arte da interpretare. Valentino ama la tipografia, la parola e le cose essenziali. Ma non le etichette.


Come si diventa creativi? Aconsapevole
Tutti sono creativi. Credo che ognuno di noi abbia talento e creatività. A differenziarsi sono poi le modalità, la tecnica e l'esperienza con cui ci si esprime. L’arte infatti può manifestarsi sotto qualsiasi forma: a mio avviso è poi solo osservando con curiosità e attenzione ciò che ci circonda, mettendosi in discussione e rapportandosi sempre con l’esterno, che si può arrivare a dei risultati comunemente definibili "professionali".

In te questo passaggio com’è avvenuto?
Terminati gli studi ho frequentato lo studio milanese di A G Fronzoni (ndr. uno dei principali graphic designer italiani del dopoguerra), una figura carismatica che ha avuto un ruolo fondamentale nella formazione del mio percorso anche artistico. Era la metà degli anni novanta.

Una rivelazione?
Un grandissimo insegnamento che mi ha insegnato l'importanza di un metodo di lavoro personale. Credo che solo ponendosi delle regole una persona sia veramente libera, e questo anche nel modo di esprimersi e di concretizzare quello che ha in mente. Metodo e coerenza sono i punti di partenze, che in me si declinano in chiave minimalista: i miei lavori sono infatti caratterizzati da questo tratto, così come lo sono le mie scelte di vita.

Come nascono i tuoi progetti?
Partono unicamente da una profonda analisi. Prima di realizzare un progetto ho bisogno di capire quali sono le sue componenti e devo approfondirne tutte le caratteristiche per capire sin dove sia possibile arrivare. Solo così posso iniziare a lavorare e verificare la possibilità di concretizzare quello che ho in mente.

“Skaripahomai”: da cosa ha avuto origine il tuo interesse per i grafemi?
Tutto nasce dall'enorme e fondamentale importanza dalla parola. Sono partito da questa conclusione minimalista. I quattro elementi, i cinque sensi, l'amore, l'odio, il tempo e la luce sono le parole "base" per tutti, che diventano, per questo, quadri e sculture su cui poter riflettere e poter dare un proprio significato personale. Un nuovo progetto a cui sto lavorando ha come premessa sempre la parola, ma verte su quanto possa, se usata per ferire, essere in grado di uccidere e distruggere realmente e "fisicamente".
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